Biol 2017: due medaglie al Palato Italiano

L’olivoltura italiana domina nettamente la scena internazionale: i nostri produttori si rivelano maestri inimitabili.    A Biol 2017  sono stati assegnati i preziosi riconoscimenti a due produttori del Palato Italiano: medaglia Extragold all’olio Gold Bio dell’azienda campana Tenuta Romano e medaglia Gold al Meliddu del produttore sardo Giuseppe Brozzu. Sul podio della top ten, al primo posto, Olivastro dell’azienda laziale Quattrociocchi di Alatri; secondo Francibio della toscana Franci a Montenero d’Orcia; e al terzo posto l’olio andaluso biodinamico Finca La Torre – Hojblanca.

Trecentocinquanta gli oli in gara provenienti da 15 Paesi e con l’Italia protagonista assoluta. Ricordiamo che il nostro Paese vanta il maggior numero di cultivar di olivo: oltre 500 sulle quasi 1600 totali, primato che legittimamente il mondo ci invidia. Anche Il Palato Italiano ha partecipato della gioia di due suoi produttori che hanno ricevuto ambiti premi. L’azienda campana Tenuta Romano con l’olio Gold Bio ha ricevuto la Medaglia Extragold, il massimo riconoscimento rilasciato dal prestigioso concorso internazionale; il produttore sardo Giuseppe Brozzu con Meliddu ha ricevuto la Medaglia Gold.

Questi attestati di qualità confermano la meticolosità con cui il Palato Italiano sceglie le aziende che diventano partner e che, tramite i loro prodotti, contribuiscono a rinforzare il valore del Made in Italy in ambito agroalimentare nel mondo.

La vastità del patrimonio olivicolo nazionale è da attribuire innanzitutto alla varietà di cultivar ma anche a numerosi altri parametri che si concretizzano in combinazioni pressoché infinite. Da nord a sud incidono differenze di latitudine come di altitudine oltre che -grandemente- caratteristiche dei singoli e spesso ristretti territori e peculiarità microclimatiche non replicabili altrove. Si pensi -considerando due esempi estremi- alla diversità esistente tra i delicati oli del Garda e la potenza sprigionata da quelli del Sannio. Anche la raccolta incide sul risultato: se precoce, quando cioè le olive non sono ancora completamente mature, ci sarà un maggior contenuto in preziosi polifenoli che, oltre a essere benefici per la salute, conferiscono note tipiche come l’accento amarognolo e il lieve pizzicore. Si sviluppa nel complesso un gusto più deciso, sebbene per il produttore la resa sarà inferiore perché le olive meno mature hanno un contenuto più basso di parte oleosa. Una raccolta che viceversa avviene solo a piena maturazione dei frutti garantirà un sapore più delicato, con sfumature di maggiore dolcezza ma il contenuto in polifenoli sarà inferiore. C’è dunque un equilibrio preciso che il produttore trova, di volta in volta, grazie all’esperienza e alla conoscenza delle proprie olive. Dopo il raccolto, la molitura. Per gli extravergine avviene a freddo e solo con metodi meccanici e può essere fatta anche con olive denocciolate, scelta precisa che darà vita a un olio dai toni più soavi, adatto ad esempio alla delicatezza dei pesci d’acqua dolce e bolliti.

I produttori italiani sono maestri sia nella creazione di oli monocultivar (prodotti cioè solo con una varietà di olive) che nella produzione di blend, nei quali olive di cultivar differenti lasciano la propria traccia. Solo i produttori esperti ottengono i migliori blend che -per nostra fortuna- sono anche pressoché inimitabili.

di FIRSTonline

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