Olio di oliva, produzione inferiore alla richiesta: non ce ne sarà per tutti

E’, insieme alla pasta, l’alimento chiave della cosiddetta dieta mediterranea. Ma l’olio d’oliva sta conoscendo serie difficoltà di disponibilità, dovute a un calo della produzione nostrana e alle difficoltà di alcuni Paesi del Mediterraneo. Una stima sulla capacità di produzione nostrana vede alcune regioni-chiave della produzione olearia in grave difficoltà: la Puglia calerà del 15%, Campania e Lazio del 40%, la Toscana addirittura del 50% con le sole Sicilia e Calabria che aumenteranno la produzione rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 40 e 30%.

Nel bacino del Mediterraneo continuano le difficoltà della Siria, grande produttore di olio ma Paese devastato dalla guerra. Di norma, il deficit verrebbe colmato dalle giacenze, che però, complici tre annate negative consecutive, sono pressoché azzerate. L’unico Paese a sorridere sarà la Tunisia che dovrebbe raggiungere la produzione dell’anno record 2015 con 300mila tonnellate (da noi la sola puglia ne produce 120mila). Responsabili della crisi produttiva italiana sono caldo e siccità. ma anche altri Paesi fanno i conti con quegli stessi fattori meteorologici: la Spagna vedrà dimezzata la sua produzione da 2 a un milione di tonnellate, mentre Grecia, Marocco, Portogallo e Turchia dovrebbero restare sui livelli consueti. Risultato: le stime del fabbisogno mondiale sono intorno ai 2,9 milioni di tonnellate l’anno. Quest’anno, la produzione non dovrebbe superare le 2,65 tonnellate. Ma i prezzi non dovrebbero risentirne, almeno quelli di fascia medio-bassa. Perché al di sopra dei 6-7 euro la bottiglia, si innesca un fenomeno di sostituzione per cui i consumatori scelgono altri oli vegetali.

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