olio extravergine di oliva ravece

Olio extravergine di oliva Ravece DOP: “l’oro liquido d’Irpinia”

L’olio extravergine di oliva Ravece DOP è una qualità di olio prodotto in Irpinia e ricavato da una particolare varietà di pianta che, nella zona di Grottaminarda ed Ariano Irpino – nella provincia di Avellino -, viene denominata anche Curatona od Olivona.

La peculiare cultivar, che molto si accosta alla più nota Ogliarola, è caratterizzata da una pianta di media vigoria dal fogliame piuttosto folto, che produce frutti di un tipico colore grigio-verde di bassa resa in olio.

Le olive, come da tradizione, vengono raccolte percuotendo i rami della pianta con randelli di legno flessibili, cosicché se ne distaccano cadendo in apposite reti adagiate sul terreno.

È ancora consuetudine raccogliere le olive anche a mano, montando sulla pianta con una scala di legno a pioli realizzata “artigianalmente” (il cosiddetto “triangolo”). Le olive poi vengono riposte in sacche a tracolla, trasportate al frantoio e sottoposte a una “prima spremitura a freddo”, che si ottiene ad una temperatura inferiore ai 27 gradi centigradi.

Si stima che ogni anno 9000 aziende – nella fattispecie 38 comuni dell’avellinese, in particolare in quelli della Valle dell’Ufita -, producano circa 25.000 litri di olio varietà Ravece cui di recente, per le sue straordinarie qualità organolettiche (gusto fruttato intenso, presenza equilibrata della carica piccante, aroma erbaceo), è stato conferito il marchio DOP.

Storicamente presente da secoli, denominato il “Taurasi” degli olii campani, ritenuto “L’oro d’Irpinia”, il Ravece subisce tuttavia lo smacco dei prestigiosi vini irpini, che ne offuscano la visibilità.

E proprio sull’importanza della visibilità insiste il sommelier dell’olio Angelo Lo Conte, che definisce il Ravece «Un olio perfetto che ha come pregio l’amarezza, il sapore piccante e fruttato» – sicché – «Il nostro è un olio privo di difetti, praticamente un elisir di lunga vita che abbiamo portato anche all’Expo insieme a Biogem e Coldiretti».

Michela De Minico

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