Tutti i nemici dell’oliva, oltre alla mosca, la tignola, il tripide fino alla cecidomia

I nemici delle olive sono molti. Ovviamente il più temibile è la mosca delle olive (Bactrocera oleae), che ha già fatto la sua apparsa in questo primo scorcio d’estate, con catture significative e in alcuni casi anche infestazioni attive sopra la soglia di intervento.
Per gli olivicoltori biologici è determinante il monitoraggio della popolazione, quindi le catture sulle trappole cromotropiche, per intervenire con metodi di lotta di mass trapping o con trattamenti repellenti.
Per chi è in agricoltura integrata, invece, è bene effettuare campionamenti settimanali e verificare l’infestazione attiva. Le punture sulle olive, che di solito hanno forma triangolare, non sono di per sé significative poiché, in presenza di alte temperature, potrebbero essere sterili. E’ evidente, tuttavia, che un rapido controllo nell’oliveto per verificare il numero di punture sulle olive già può fornire un indice della potenziale pericolosità dell’infestazione e quindi della necessità di una verifica al binoculare della presenza di uova, larve I età e II età.

Quest’anno è stato particolarmente aggressivo il tripide dell’olivo (Liothrips oleae). I danni si manifestano su germogli, foglie, fiori, frutti e sono determinati dalle punture trofiche sia degli adulti che delle forme giovanili.


I germogli colpiti manifestano uno sviluppo stentato. Le foglie si deformano e cadono precocemente; sui fiori l’attacco provoca aborto fiorale e successivamente colatura. Sui frutti l’attacco facilita il distacco e quindi la cascola; inoltre può causare deformazioni, infossature e maculature scure alle drupe. Le punture, inoltre, favoriscono la penetrazione di microrganismi patogeni da ferita.
Le popolazioni di questo insetto sono cresciute molto, trovando riparo nelle screpolature di legno vecchio e nelle gallerie degli scolitidi. Di solito l’insetto si avvantaggia di una cattiva gestione agronomica della chioma, con potature poco frequenti. La rimozione di legno danneggiato, infatti, ostacola l’insediamento del tripide. I trattamenti contro questi insetto sono utili ma solo se precoci, ovvero quando si rileva più del 10% di germogli infestati. Quindi va controllata la vegetazione più che l’oliva.

La tignola (Prays oleae) è ben conosciuto dagli olivicoltori. Come per il tripide, occorre un monitoraggio attento prima della presenza delle olive e in particolare in fioritura. In questa fase, in caso di forte presenza dell’insetto, si noterà sull’infiorescenza una specie di ragnatela sericea, bianca, su cui, magari con l’ausilio di una lente, sarà possibile distinguere le uova. Queste uova, vanno a inserirsi nell’oliva appena fecondata. Qui le larve si nutrono della polpa, addentrandosi fin nel nocciolo, quando ancora non lignificato. A maturità raggiunta fuoriescono in prossimità del peduncolo, indebolendolo, per incrisalidarsi sulla pianta o nel terreno. Sulle olive, per lo più quelle già cadute a terra, quindi si noterà il foro di uscita della larva in prossimità del peduncolo.

Le drupe possono essere anche attaccate dalla cecidomia delle olive (Prolasioptera berlsiana), pericolosa perchè agente vettore della lebbra delle olive. In realtà il verbo attaccare è improprio perchè la larva di cecidomia viene inserita nell’oliva attraverso il foro dell’ovodepositore della mosca o attraverso ferite. La larva può nutrirsi sia della larva di mosca, diventando entomopredatrice, sia della polpa del frutto. In quest’ultimo caso è il fungo Camarosporium dalmatica (agente della lebbra) ad aiutarla, poiché la larva si sviluppa proprio a carico del micelio. Generalmente la presenza della cecidomia si rileva durante il monitoraggio della mosca.

In presenza di estati siccitose, anche insetti con apparato succhiante possono attaccare le olive. Tra queste le cimici. Possono provocare anche molte ferite sull’oliva, con necrosi dei tessuti adiacenti. Di solito la forma di queste ferite sull’oliva è tondeggiante, distinguendosi da quella triangolare della mosca. Per togliersi ogni dubbio, però, è possibile tagliare sottilmente lo strato esterno dell’oliva. In presenza di una cavità ci troviamo di fronte alla mosca, se notiamo invece solo tessuto imbrunito sarà il danno patito dall’apparato succhiante delle cimici.

Un’ultima nota sugli attacchi fungini.
Quello più pericoloso è certamente la lebbra delle olive: sul frutto è presente macchie di color nocciola e poi necrosi, di forma semicircolare, che tendono a deprimersi verso il centro. Di solito è presente una sola macchia per ogni oliva, macchia che tende a espandersi col tempo. L’oliva può cadere oppure può restare sulla pianta fino all’inverno, dando luogo alle cosiddette mummie, ovvero olive mummificate.
Nel caso di forti attacchi di mosca, tuttavia, sulle ferite dell’ovodeposizione di mosca possono insediarsi diversi altri funghi e batteri, con sintomatologia simile. Generalmente, però, la forma della macchia, pur in presenza di depressione al centro, non è semicircolare ma può assumere varie forme. L’oliva, poi, tende a cascolare facilmente dall’albero.


R. T.

 

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